FILIPPO CASACCIA

ATTIVITA’:
Autore televisivo, papà
SEGNI PARTICOLARI:
É stato un bel ragazzo
LO TROVATE SU:
In Rete su Carmillaonline.com, in edicola su Rolling Stone, in tivù alle Iene

Sei un autore de Le Iene, ci racconti qualcosa da dietro le quinte? Quanto lavorate, come nascono le idee, etc…
Le Iene che vedete in tivù è il risultato di un incredibile mischione di personalità, idee geniali e cazzate immani, anarchia e democrazia, capacità professionali e ingenuità amatoriali. Mi chiedo sempre, a fine puntata, come si sia riusciti ancora una volta ad andare in onda! Siamo una quindicina di amici più o meno quarantenni, più o meno con lo stesso percorso intellettuale (scarsissimo, chiaro), che lavora con l’obbiettivo comune di mettere su tre ore di spettacolo ogni settimana, mettendoci dentro anche inchieste, scherzi, ospiti, musica… Produciamo cose che ci piacerebbe vedere in tivù: talvolta prendiamo qualche toppa, ma più spesso ci azzecchiamo. Non c’è un metodo: si parte dalle notizie dei giornali come dalle denunce che riceviamo sul nostro sito oppure dall’idea casuale. Vale tutto, insomma. L’autore–tipo delle Iene pensa un servizio, lo gira e poi lo monta. Io invece mi occupo dello studio assieme al fraterno amico Max Ferrigno: tutto quello che accade lì, dal copione, alle musiche, ai balletti. Poi ci capita spesso di scrivere anche delle interviste e di partecipare allo sviluppo di alcuni servizi.

Ma tu quanto sei Iena? Facci un esempio.
Mah! Sono un testone, uno che non si arrende mai. Diciamo che non mi riconosco nel modello zoologico: le iene le ho viste in Africa e sono veramente orrende: zozze, tutte storte e si cibano di carogne. Però rido anch’io sgangheratamente.

Molte volte avete osato con il vostro programma. Raccontacene una.
Sono tutti amici delle Iene, anche perché esserlo fa gggiovane. Quando però ci occupiamo di loro, allora all’improvviso diventiamo eccessivi, volgari, violenti etc. Tipico. La vicenda del test sulla droga davanti al parlamento è esemplare. Volevamo realizzare un servizio per capire se chi vota le leggi che decidono la liceità o meno dell’utilizzo delle droghe, ne facesse uso a suo volta. Con un semplice drug wipe, utilizzato dalle polizie di molti paesi, abbiamo testato a loro insaputa diversi parlamentari e non abbiamo fatto in tempo ad annunciarlo che ci è venuto addosso una valanga. Siamo finiti sui giornali esteri, interrogazioni alla Camera, minacce, accuse di ogni tipo. Alla fine il servizio incriminato non è andato in onda, non si è – chiaramente – saputo chi fosse stato testato né chi fosse risultato positivo al test, anche perché avevamo fatto in modo che il test risultasse anonimo anche per noi. Risultato: condannati per violazione della privacy e nessuno a difenderci, la stampa in primis. Anzi, da questo scoop virtuale, da questa provocazione, siamo diventati i nemici dell’informazione. No comment.

Avete mai ricevuto minacce?
Eeeh! Perlopiù da politici, da truffatori e da mafiosi di vario calibro. Categorie che solitamente coincidono.

E ostruzionismi?
Sì, molti. Di natura legale e anche di coscienza, nostri.

Collabori con la rivista “Rolling Stones Italia”. Per quale genere musicale fai critica?
Non mi occupo di critica vera e propria e penso che in Italia siano pochissimi a farlo, tra cui citerei il Maestro Bertoncelli, un caso unico di conoscenza musicale, intelligenza critica e capacità di bella scrittura. Su Rolling Stone curo una rubrica che si chiama Hard Rock Cafone e scrivo soprattutto del rock che preferisco, quello a cavallo tra gli anni 60 e 70, concedendomi spesso divagazioni. È nata come rubrica satirica: talvolta celebro, talvolta sfotto, ma sempre con affetto e rispetto per dei musicisti straordinari. Poi, nel tempo, ho realizzato anche qualche intervista e qualche articolo lungo. Qualcosa si trova anche in Rete.

Suoni/suonavi? Cosa?
Suonavo la chitarra, male da non crederci, nel mio fantastico gruppo: i Ragamuffin Gunners. Oggi suono ogni due o tre mesi e, se possibile, suono ancora peggio. La vera frustrazione non è nell’essere cane, ma nel rendersi conto di cosa facciano gli altri chitarristi, comprenderlo perfettamente ed essere totalmente incapace di riprodurlo.

Un musicista a cui faresti un’intervista impossibile
Peter Green, il chitarrista e leader dei primi Fleetwood Mac, prima che diventassero una band di miliardari cocainomani. Credo che nessun bianco abbia suonato un blues così intenso e doloroso. Forse Mike Bloomfield che però non ha mai operato una vera transizione verso il rock. Peter Green sì e ha scritto delle cose straordinarie. Anche Clapton ha avuto – nel periodo Derek and the Dominos – questa capacità, ma poi s’è spostato verso il pop. Green portò alle estreme conseguenze la sua irrequietezza, fottendosi con un acido fatale. Dal 1971 in poi non è più riuscito a scrivere niente all’altezza delle sue cose migliori e, dopo periodi lunghissimi di depressioni, ricoveri, trattamenti psichiatrici, ogni tanto fa un tour. Quando l’ho visto dalvivo nel 1994 ho provato una pena immensa: una lampadina bruciata. Credo che oggi lo portino in giro a suonare come terapia, perché musicalmente è anonimo. E ovviamente non rilascia interviste: totalmente erratico, incapace di ricordarsi la domanda cui rispondere.

Fai anche parte della redazione di Carmilla. Ci dai qualche riferimento?
Nasce tutto dall’intervista delle Iene a Cesare Battisti, che ho scritto ma non realizzato. Fatto sta che ho conosciuto Valerio Evangelisti, ha letto alcune mie cose e dopo un po’ mi ha chiesto di unirmi alla ciurma. Io, da lettore appassionato di Evangelisti, Genna e i Wu Ming, seguivo on line Carmilla da sempre ed è come se Jimi Hendrix, Angus Young e Richard Thompson mi avessero invitato a una jam session. Evito di scrivere di cose di cui so poco (specialmente letteratura e politica) e di cui abbiamo in squadra autentici fuoriclasse. Invece pubblico qualche intervento dedicandomi alle mie passioni (musica, racconti, “pareri” gastronomici etc).
Li trovate qui:

http://www.carmillaonline.com/cgi-bin/mt-search.cgi?IncludeBlogs=2&search=casaccia

E poi, soprattutto, licenzio con scadenza periodica le pseudo recensioni cinematografiche che ho scritto dal 1995 in poi, una sorta di diario in cui – sotto lo pseudonimo di Dziga Cacace – documentavo la mia educazione sentimentale cinematografica. All’inizio ero ignorantissimo, idiosincratico e settario. Col passare degli anni sono diventato anche tronfio. Trovate tutto qui:

http://www.carmillaonline.com/cgi-bin/mt-search.cgi?IncludeBlogs=2&search=Cacace

3 tue passioni
Banalmente: ascoltare musica, leggere, stare con le mie tre donne (compagna e figlie).

3 libri che ti porteresti sulla Luna
Mi piacciono i romanzi che abbiano tre componenti: una didattica, cioè che questi romanzi m’insegnino delle cose; una estetica, cioè che siano belli da leggere; e una ludica: cioè che mi “divertano” da tutto il resto. A bruciapelo oggi vorrei rileggere Cryptonomicon di Neal Stephenson, Pastorale americana di Philip Roth e American Tabloid di James Ellroy. Ma la lista potrebbe andare avanti: leggo molto, ultimamente tanti autori italiani, ma ho un deficit pregresso impressionante e sul comodino c’è una pila di libri alta un metro.

3 libri che non ti porteresti mai sulla Luna
Troppo ignorante per dare tre titoli… diciamo che ci sono autori di cui non comprendo il successo, anche conoscendo bene i meccanismi del successo popolare, lavorando in tivù e dovendomici confrontare ogni giorno. Penso a un Moccia che mi ha profondamente irritato dopo un solo capoverso. Ma rispondere Moccia è come sparare sulla Croce Rossa, anche perché non scrive per vendere a me. Non mi piacciono anche gli autori che trovo consolatori, che uno legge per spirito di appartenenza e che confermano quello che già sai.

Visto che sei anche un critico musicale, giro la stessa domanda in versione musicale. 3 dischi da ascoltare
Da vero criticonzo ho sempre rotto le balle agli amici con le classifiche dei migliori dischi live da isola deserta, classificazione che di solito veniva snocciolata quando cominciava l’ubriachezza molesta. Tre dischi sono pochissimi, per cui vado per valore e quantità: Made in Japan dei Deep Purple, Live at Fillmore East della Allman Brothers Band e un bootleg di Bruce Springsteen del tour del 1978, direi Live in the Promised Land. Tutti capolavori assoluti. Rimangono fuori altri dischi eccezionali come il triplo dei Santana Lotus, il Live at Fillmore di Derek and the Dominos, Irish Tour ‘74 del grandissimo Rory Gallagher, And Live di Johnny Winter, la PFM con de André, Live Killers dei Queen, If You Want Blood degli AC/DC, Live at Leeds degli Who, Pictures at an Exhibition di Emerson, Lake e Palmer… ok, la smetto, ma tre dischi sono pochissimi. Non è una domanda, è una carognata.

3 che sono un insulto per le orecchie
Non saprei, nel senso che ho una profonda ignoranza su diversi periodi musicali, specialmente dagli anni Ottanta in poi, e qualunque citazione sarebbe falsata. Diciamo che mi risultano incomprensibili quanto la meccanica quantistica gruppi come gli Afterhours o autori come Venditti e Baglioni. Ma è sicuramente un limite mio (che mi tengo ben stretto, chiaramente).

L’ultima volta che ti sei arrabbiato
Mi arrabbio spesso e poi tendo a dimenticarlo. Messi come siamo, in questo paese, si rischia di avere l’incazzatura perenne.

L’ultima volta che hai pensato: “Questo è da dimenticare!”
Ogni volta che mangio il pollo arrosto nella mensa di Mediaset. Non si può sbagliare il pollo arrosto, è inconcepibile.

L’ultima volta che hai pensato: “Questo è da rifare!”
Dopo l’ennesima visione di Novecento di Bertolucci: 5 ore e un quarto senza break. È la mia maratona e non mi sono ancora stancato di correrla. Aspetto che le mie figlie abbiano l’età giusta e le porto con me!

L’ultimo bacio
Alla mia compagna, un curioso incrocio tra una kapò e una santa, che mi sopporta ancora dopo vent’anni insieme.

L’ultima pagina di narrativa che hai scritto
La prima di un romanzo che vorrei scrivere e progetto ormai da diversi anni. Una sorta di romanzo di formazione con, a corredo, le avventure di Capitan Comunismo. Speriamo che questa pagina non sia la prima e l’ultima.

2 pregi e 2 difetti
Sono affidabile (sul lavoro e negli affetti, sempre) e sono molto preciso, al limite del cagacazzi. Difetti, solo due? Tendo inguaribilmente all’abitudine e sono pregiudizialmente avverso alla novità, salvo poi ammettere l’errore. E poi so di essere un orrendo pelandrone.

Progetti?
Ricominciare a dormire. Poi il romanzo di cui si diceva sopra e infine un documentario su un musicista eccezionale, ma non conosciuto come meriterebbe: il chitarrista Vic Vergeat, da Domodossola con furore. Prima o poi racconterò la sua storia su Carmilla, ma assieme al mio amico Riccardo Festinese (anche lui autore delle Iene) abbiamo già girato oltre un centinaio di ore di live e interviste. Ci servirà un’altra vita per montare tutto!

Salutaci da Carmillo
“Al cuore, Ramon, al cuore!”

Adesso salutaci da Iena
“Ci vediamo mercoledì prossimo! E ora c’è Alain Elkann con Due minuti, un libro… musica!”

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