One Big Union di Valerio Evangelisiti

(recensione ripresa dalla mia, scritta per Thriller Magazine) «Il movimento operaio americano mi interessa perché, un secolo fa, ha dovuto affrontare problemi che per noi sono molto attuali. Precariato generalizzato, immigrazione». Così Valerio Evangelisti spiega la scelta tematica del nuovo romanzo. E alla mia domanda che chiede se sia rimasto qualcosa dello spirito vivo di quel periodo, ecco come risponde:

«Sì, ma senza avere rappresentanza politica. Alcuni sindacati statunitensi appoggiano Occupy Wall Street, Occupy Oakland, ecc. Il sistema istituzionale si è però configurato per poterli ignorare. Le voci alternative non si sentono. Esistono ancora persino gli wobblies, ma non hanno peso. Forse la spinta dal basso prima o poi si farà sentire, non so. Comunque “l’altra America” non è mai morta del tutto».

In “One Big Union” di Valerio Evangelisiti (ed. Mondadori) c’è un pezzo di storia degli Stati Uniti, che però è un pezzo di storia dei lavoratori e allo stesso tempo assurge anche a storia del singolo. Se non vi interessa niente di sindacati, movimenti operai protonovecenteschi, America in progress e acquisizione dei diritti dei lavoratori, leggete comunque questo libro, troverete una grande storia: densa, forte, interessante, una di quelle storie su come vengono decisi e interpretati i destini umani, in cui si capisce quanto i conflitti nascano dagli interessi particolaristici del grande padronato.

La vicenda parte dal particolare – un primo piano su Robert Coates e la sua carriera – al generale: i lavoratori americani di fine ottocento, le loro speranze, ma anche le loro disillusioni, le consuetudini, la vita quotidiana, uno spaccato di un passato non troppo recente eppure genitore della nostra epoca.

Robert Coates è un conservatore di origine nordirlandese, non malvagio ma omologato ai pregiudizi e alle chiusure dei suoi tempi: odi razzisti e classisti. È un ragazzo volenteroso, il prologo del romanzo – ambientato nel 1877 – ce lo mostra giovanissimo, propositivo, fidanzato con colei che diventerà sua moglie.  Quando Furlong, il datore di lavoro della Furlong Detective Agency, gli propone di lavorare come Labor Spy – un informatore infiltrato nel movimento operaio americano –, lui accetta. Ciò significa più responsabilità ma anche uno stipendio gonfiato. Bob si iscrive ai Knights of Labour e si ritrova così coinvolto in  violentissime lotte sociali, spesso innescate dagli scioperi e spesso concluse drammaticamente. Così la narrazione in terza persona riporta il punto di vista del protagonista:

«… gli operai sostavano sui binari solo per prevenire l’arrivo di convogli di crumiri. […] si trovavano alla Union Station, nelle forme di una folla che continuava a bloccare il traffico ferroviario in uscita e in entrata. Formava anche dei picchetti, regolarmente sciolti dalla polizia. Di lì a breve, incurante delle manganellate ricevute, si ricomponeva. Erano bestie, che ragionavano a branchi, incapaci di una riflessione individuale. I Knights of Labour fungevano da avanguardia di quel gregge, assieme a qualche isolato socialista».

E la One Big Union del titolo? È l’utopia mancata di un unico grande sindacato ideale. Ma nemmeno il progetto di famiglia perpetrata dalla mentalità tradizionalista di Bob troverà compimento, e il suo destino sarà in parte specchio delle disfatte e delle solitudini di un popolo. Accanto a personaggi storici e illuminati come Eugene Debs, Jack London e Dashiell Hammett, Evangelisti mette in opera due stralci di secolo: la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo. In un narrato potente e sciolto, una lingua viva e pulita, senza cedimenti, che fila via per quasi 450 pagine, troverete tra le pagine la fermezza della storia, il dettaglio dei costumi, le abitudini, le speranze, ma anche la povertà:

«Nello scendere verso la parte meridionale della città, Bob poteva scorgere i segni del degrado che la crisi aveva innescato fin dagli inizi degli anni Ottanta. Gli edifici avevano la facciata scrostata, e tante finestre i vetri rotti e polverosi. Orde di bambini facevano chiasso in strada lanciandosi manciate di neve stagnante in mezzo alla sporcizia. Gli idranti, che spesso fornivano acqua ai condomini, apparivano divelti o pencolanti. Il selciato era dissestato, il ghiaccio celava rifiuti».

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