L’altro giorno un contatto di facebook mi ha chiesto quali raccomandazioni occorressero per far parte della giuria del Premio Strega. Così, come se fosse un dato sicuro.
Quando ho pubblicato la foto con il pacco appena arrivato e tutti i volumi in bella vista, immaginavo che – tra i tanti commenti – ne arrivasse qualcuno “guastafeste”, perché la corrosione fa parte dell’indole umana – o meglio: dell’indole di molti umani.
È sentire diffuso l’adagio che, in Italia e nel settore della scrittura (con annessi e connessi: partecipazioni e riconoscimenti), si proceda solo per mezzo di raccomandazioni. Ora, se è vero che purtroppo favoritismi e clientelismi, spinte, amicizie etc etc hanno contribuito in maniera rilevante a spingere sia individui assolutamente insulsi che personalità significative, è anche vero che molti autori vanno avanti onestamente, con impegno, costanza e sudore. Come si fa a capire? Be’, il curriculum è un’ottima spia, ma non decisiva.
Comunque il dubbio di oggi è: perché si dà per scontato che, ogni volta che a uno le cose vanno bene, ci sia dietro lo zampino della raccomandazione? Non è forse che, quei buontemponi che puntano il dito, forse preferirebbero che fosse così per tutti, anche per loro, e sperano di conoscere magari un protettore, così si risparmierebbero il sudore della costruzione quotidiana?